I vini naturali del Castello

Sentire parlare di vini naturali in questo periodo è di grande attualità, così come di biologico o vegano.

Per vino naturale si intende quello prodotto praticando sia in vigna che in cantina gli interventi strettamente necessari; non è previsto infatti l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi in vigna ed il ricorso in cantina a particolari additivi che potrebbero “arrangiare” il vino a proprio piacimento.

Chi produce vino naturale ha l’obbiettivo di far parlare attraverso il suo vino il proprio territorio, l’annata climatica che è sempre differente e ovviamente le caratteristiche del vitigno o dei vitigni utilizzati.

I vini del Castello

In quest’ultimo mese abbiamo partecipato a quasi tutte le fiere vitivinicole ed enogastronomiche che si sono rincorse soprattutto nella provincia di Verona e, grazie agli amici di Radici Natural Wines, distributori di vini naturali su Milano, abbiamo scoperto un’azienda che ci ha davvero colpito: Castello di Stefanago.

La Torre del Castello di Stefanago

La Torre del Castello di Stefanago si erge sulle colline dell’Oltrepo Pavese con la sua storia millenaria all’interno della tenuta di oltre 130 ettari di verde della famiglia Baruffaldi. Sono 22 gli ettari coltivati a vigneto, con una varietà di uve che vanno dalle tipiche per la zona quali il pinot nero, la barbera, la croatina per spaziare a uve decisamente non autoctone quali il riesling (renano) o il traminer aromatico.

Abbiamo degustato un paio di etichette tra le svariate prodotte da questa azienda: lo spumante metodo ancestrale e l’Arò, a base di traminer appunto, spinti dalla curiosità.

Il metodo ancestrale

E’ il metodo utilizzato anticamente per la produzione di spumanti che non prevede l’uso della tecnologia. In vigna le uve vengono vendemmiate solo quando hanno raggiunto la piena maturazione, poi fatte fermentare. Coi primi freddi la fermentazione si arresta spontaneamente e con l’arrivo della primavera si procede con l’imbottigliamento per dare via alla seconda fermentazione. I lieviti si “risvegliano” e grazie allo zucchero residuo completano la trasformazione in alcol e anidride carbonica. La sboccatura, nel caso dello spumante che abbiamo degustato, viene fatta manualmente dopo 36 mesi e la bottiglia viene colmata con lo stesso vino senza aggiungere null’altro.

Pare che questo sia il metodo utilizzato per creare quello che è stato il primo spumante di Francia: il Blanquette de Limoux.

​Stefanago Ancestrale Pinot Nero

​Stefanago Ancestrale Pinot Nero

Dalla veste gialla paglierina intensa questo spumante risulta leggermente velato in seguito ad una maggiore presenza di lieviti, il perlage è fine e persistente. Al naso regala note di fiori secchi e sentori tipici dell’evoluzione quali la mandorla tostata, ma anche la frutta essicata come l’albicocca, il fico.
In bocca colpisce per eleganza ma soprattutto morbidezza comunque in equilibrio con le parti dure. Gusto pieno e ricco che regala una persistenza sorprendente in relazione alla tipologia.

Arò 2015 – Castello di Stefanago

Arò 2015 – Castello di Stefanago

Questo, se vogliamo, insolito gewurstraminer dell’Oltrepò Pavese, si presenta con una veste color giallo paglierino di buona lucentezza e intensità, roteando la massa nel calice è consistente. Il bouquet regala principalmente sensazioni floreali di glicine e fruttate che vanno dall’agrume alla frutta esotica passando per una nota vegetale.

In bocca emerge il grande equilibrio ma colpisce soprattutto per la piacevolezza della beva che risulta sì menò grassa e opulenta dei suoi cugini altoatesini ma più fine e delicata con un finale di media persistenza ed una bella salivazione che invita ad un nuovo sorso.

 

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